Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile

"Il mezzo più efficace di ottener fama è quello di far credere al mondo di esser già famoso."
Leonardo da Vinci
"Diventare una personalità non è la stessa cosa che avere una personalità."
Alan Coren
"Trovo la televisione davvero molto istruttiva. 
"Ogni volta che qualcuno mette in funzione l'apparecchio, me ne vado nell'altra stanza a leggere un libro."
Groucho Marx


Le recensioni sono in ordine alfabetico per autore.

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New leaders's 100 day action plan - Bradt / Check / Pedraza

Un piccolo capolavoro che sistematizza in modo organico i comportamenti che un bravo manager dovrebbe tenere dal momento in cui accetta l'offerta di un nuovo incarico fino ai primi mesi di operato in azienda. Si fonda sull'assunto base che il successo iniziale va costruito insieme al proprio team, la cui capacità di delivery dei risultati e di performance non è un processo casuale, fortunato o basato sulle sole skill e competenze dei singoli, ma deve essere pianificato e orientato dal nuovo capo, proprio per consentire il massimo leverage delle risorse disponibili. Segue...

Come misurare il ritorno della pubblicità - Bonora / Tassinari

Ovvero la ricerca del Santo Graal. Se gli autori avessero davvero scritto di come calcolare il ritorno della pubblicità, il libro sarebbe stato da Pulitzer delle pubblicazioni economiche, ma così non è. Il sottotitolo aiuta a indirizzare meglio le proprie aspettative: le 10 regole per realizzare una campagna pubblicitaria di successo. Resta comunque un tema alto, ma la trattazione piuttosto divulgativa abbassa il profilo di questo libro. Il ROI delle attività di comunicazione, secondo gli autori, discende dall'approcciare correttamente una sequenza di attività che va dalla definizione di una soglia ottimale di un investimento, all'allocazione dell'investimento tra i diversi mezzi di comunicazione... Segue...

Il grande libro dei guru - Crainer / Dearlove

Ovvero i pensatori che hanno fatto il management. Nella nostra vita, magari tanti anni fa, ci siamo tutti confrontati con volumi che raccontavano la vita e le opere di filosofi, storici, scienziati, economisti etc... Crainer e Dearlove hanno l'ardire di mettere insieme in poco più di 300 pagine coloro che hanno fatto del management una disciplina (e seria per di più). Cinque o sei pagine (in media) per ciascun guru nelle quali gli autori riescono a ben bilanciare curriculum, episodi di vita, pensieri, milestone, teorie e scritti. Il testo si fa leggere amabilmente, ha scopo divulgativo, ma è utile al manager di oggi per razionalizzare un po' le idee su una materia molto vasta e soggetta peraltro a mode e tormentoni passeggeri. La qualità del libro, a mio avviso, sta nei differenti piani di lettura e interpretazioni possibili, che si intrecciano: si contrappongo gli approcci occidentali (tipicamente americani) a quelli orientali (in genere giapponesi), le teorie dello scientific management a quelle delle risorse umane, i contributi di docenti e teorici a quelli degli uomini d'azienda, discipline recenti a pensieri vecchi di oltre un secolo (ma spesso attuali), coinvolgendo ambiti di analisi che spaziano dalla produzione, alla strategia al marketing. Io ho letto il libro selezionando (e sottolineando) idee e pensieri che più mi si confacevano, ho avuto la fortuna di chiarirmi le idee (almeno in embrione) sul significato di teorie e temi di cui avevo sentito solo parlare e sorprendentemente mi sono trovato schierato ad accettare o rifiutare apertamente alcune logiche. Il bello di avere un libro che offre molti spunti e diversi piani di lettura è proprio questo, poter prendere una posizione già raccontata da qualcuno o essere illuminati nella costruzione di una propria. Da tenere a portata di mano.

Il futuro che già c'è - Vito Di Bari

Il mio primo pensiero successivo alla lettura del libro del professor Di Bari è stato più o meno questo “è il libro che avrei sempre voluto scrivere io”. Sfortunatamente non dispongo ne del bagaglio culturale, ne delle risorse e degli strumenti di ricerca dell’autore. Si, perché Di Bari non presenta le sue previsioni a medio termine fondandosi su visioni del futuro o modelli culturali prestabiliti, bensì ricorrendo a dati e ricerche (che cita senza tediare il lettore con approfonditi esercizi di statistica) e facendo evidentemente una costante opera di “scouting” delle innovazioni allo studio, o in fase di prototipo o di prime release sulle quali stanno studiando centri di ricerca e scienziati in ogni angolo del pianeta. La modalità narrativa è in se ripetitiva, ma lo spazio dedicato a ciascun tema e la fluidità di scrittura, rendono il testo godibile tutto d’un fiato; in pratica l’autore descrive un breve spezzato di vita futura, calandola in contesti familiari e amichevoli, ottenendo l’effetto di rendere da subito plausibili innovazioni e applicazioni che di primo acchito potrebbero suonare bizzarre e, infine, mette a segno la stoccata vincente raccontando che quanto descritto è già in fase di prototipo o, a volte, già quasi pronto per la commercializzazione. Ho apprezzato molto il fatto che il testo in oggetto rifugga la costruzione di una visione del mondo, pur avendo organizzato le previsioni e le anticipazioni per macrotemi, lasciando al lettore la possibilità, se lo desidera, di personalizzarsi una propria visione di quello che ci aspetta di qui a 10 / 15 anni. Imperdibile.

Effetto Wal-Mart - C. Fishman

Sottotitolo: il costo nascosto della convenienza. Ho acquistato questo libro incuriosito dai numeri iperbolici di Wal-Mart, numeri che di solito ci colpiscono e ci lasciano a bocca aperta sulla più grande azienda del mondo. L'autore, saggiamente, limita l'esercizio di "statistica applicata alla reportistica" e lo rende funzionale al sostenimento della sua teoria: i benefici generati alle famiglie clienti di Wal-Mart dai bassi prezzi praticati dal retailer (i più bassi prezzi "sempre" per essere precisi) sono più che compensati dai malefici generati dalla perdita di margine che porta alla chiusura le aziende fornitrici di Wal-Mart o alla difficoltà cronica dei competitor, alla perdita di posti di lavoro, al trascurare temi ambientali e di sicurezza sul lavoro. A mio avviso il libro non risolve la disputa, tanto che verso la fine del libro abilmente sposta il problema e cambia tesi: Wal-Mart non è negativa in se, bensì i suoi comportamenti e le sue strategie sono rimasti a quando era una emergente e sorprendente realtà di provincia; ora che è un colosso che ha le redini delle sorti di molti settori, di molti fornitori, di innumerevoli realtà locali, di milioni di dipendenti diretti e nell'indotto, dovrebbe acquisire un comportamento più sostenibile e responsabile. 
Personalmente non sono interessato a schierarmi pro o contro il colosso a stelle e strisce, quindi ho rivolto l'attenzione del libro ad alcuni eventi o pratiche manageriali significative. Ho trovato interessanti le descrizioni del proprietario di Wal-Mart che, una volta alla settimana (il sabato...) riunisce il suo management e approfondisce i numeri, gli andamenti, gli scostamenti nei risultati dei suoi punti vendita o delle varie categorie: un esercizio che molti capi oggi trascurano ritenendolo, a torto, un compito da operativi. Ho apprezzato lo stile di un personaggio che viaggia maniacalmente per visionare gli store, riunisce i dipendenti (chiamati associates), ne ricorda il nome, pretende che conoscano a menadito i loro obiettivi e i numeri del loro punto vendita, e diffonde con la sua persona la cultura aziendale; grande esempio di energia. Sono rimasto colpito dal fatto che Wal-Mart nella sua ricerca spasmodica di prezzi bassi abbia imposto ad interi settori standard di progettazione, di logistica, di packaging... Si comincia ad apprezzare meno Wal-Mart quando si apprende della sua eccessiva riservatezza, che diventa misteriosa, quando si comincia a pensare che le aziende fornitrici sono stritolate dall'erosione di margine causato dalle richieste di prezzi sempre più bassi, quando si pensa alle condizioni a cui possono essere sottoposti i dipendenti delle aziende fornitrici nei paesi in via di sviluppo o in quelli poveri, quando si realizza di come interi ecosistemi vengano violentati pur di poter fornire a Wal-Mart i prodotti per lo scaffale.
Il libro fa pensare che questa "mano invisibile" che dovrebbe orientare al meglio i mercati avrebbe bisogno un guanto caldo di etica, equità e responsabilità; possibilmente autoimposta, altrimenti ci pensa lo Stato.
Comunque troppo giornalistico.

Turnaround, declino crisi e ritorno al valore - Luigi Guatri

Recensire un lavoro di Guatri e incorrere nel reato di lesa maestà è praticamente inevitabile. L'avvio un po' "didattico" dell'opera che analizza le premesse della crisi a partire dal settore (livello macroeconomico) per poi calarsi in azienda (livello micro) può lasciare parzialmente insoddisfatto il lettore che mira a modelli operativi pronti e fruibili. Tali modelli sono però descritti in seguito, all'inizio una riflessione sul fatto che declino e crisi devono essere percepiti, previsti e se possibile prevenuti appare indispensabile; i segnali sono spesso sotto gli occhi di tutti, ma si preferisce buttarli sotto il tappeto come la famosa polvere. Esemplare risulta l'analisi delle cause e delle tipologie di declini e crisi possibili. La stessa distinzione fra declino e crisi getta le premesse alla successiva trattazione sulle azioni da intraprendere nei vari casi. Completano il lavoro la panoramica delle modalità di azione (privatistiche e pubbliche) in diversi contesti nazionali ed esempi e casi che trasformano la teoria in pratica. Il manager inesperto di crisi e soluzioni, può distillare dal libro alcuni punti cardine, ben espressi e ben chiari per non farsi trovare impreparato quando l'acqua comincia a salire, in modo da prepararsi un vero piano d'azione da tenere monitorato. Forse non era nei piani dell'opera, ma mi sarebbe piaciuto trovare qualche riferimento alla psicologia manageriale dei momenti di crisi, ove l'homo economicus non sempre si comporta in modo razionale, ove la comunicazione ed altri fattori "soft" di tipo organizzativo ed umano possono giocare un ruolo consistente nel processo di ritorno al valore.

Reinventing the CFO - Jeremy Hope

La lettura del libro di Hope dovrebbe essere per un manager (non solo dell’area finanziaria) obbligatorio, come lo sono i Promessi Sposi di Manzoni o la Divina Commedia di Dante per un liceale. La maggior parte degli autori si sofferma su specifici argomenti tecnici o fornisce un insieme di best practice operative, Hope fornisce una visione, organica e completa. Segue...  

Business fairy tales - Cecil W. Jackson

Il sottotitolo è più chiaro del titolo: Grim realities of fictitious financial reporting. Partendo dai falsi, elaborati, ritoccati e a volte completamente inventati  statement finanziari, l'autore ricostruisce le più grandi frodi finanziarie americane dell'ultimo ventennio. Ovviamente hanno un posto di rilievo Enron e Worldcom, ma scandagliando il vasto sottobosco delle quotate appaiono società produttrici di spettacoli teatrali, televisioni via cavo, costruttori di aerei e molte altre. Il libro ha almeno tre piani di lettura: il primo è quello della narrazione degli eventi e degli uomini coinvolti, quello che garantisce ritmo e rende persino divertente capire cosa è avvenuto e come. Il secondo piano è quello più didattico dell'analisi tecnica dei trucchi e delle modalità delle frodi: spostare artificiosamente i termini della revenue recognition (o della cost recognition, quindi anticipare ricavi e posticipare costi), trasformare costi correnti in acquisto di cespiti (e spalmare i costi su più anni), nascondere i debiti in "special purpose entities", cancellare letteralmente le fatture passive dal sistema, manipolare i tempi dei consignment stocks, dimenticarsi delle potenziali penali o dei rischi di reso, sono alcuni dei tanti metodi usati singolarmente o, più spesso, in varie combinazioni tra loro. Il terzo piano, è quello della tentata identificazione dei warnings e dei segnali (in alcuni casi drammaticamente espliciti) che avrebbero consentito di evitare i disastri e accorgersi delle pratiche poco "pulite" adottate. A mio avviso l'autore è diligente, bravo e accattivante sui primi due piani di lettura, mentre sui warning è un po debole e rende meno pratico un libro che avrebbe potuto anche essere un buon vademecum dei controlli più logici da fare e dei perchè da chiedersi; basta lasciare ai testi di auditing questo scopo e non lasciarsi scoraggiare, il libro di Jackson è gustoso e interessante anche senza essere un manuale. 

Il management della crisi - Richard Luecke

Il libro di Luecke è una vera e propria guida operativa, di agevole lettura come tipico della collana Harvard Business Essentials, ma molto potente. Parlando di crisi l’autore lascia riaffiorare più volte i drammatici eventi dell’11 Settembre e si concentra sulle crisi che possono derivare da eventi inaspettati e spesso esogeni (disastri naturali e climatici, sabotaggi di prodotto), ma anche interni (perdita di figure chiave dell’organizzazione, scioperi ed eventi sindacali). Non si parla di crisi finanziarie in senso stretto. Il messaggio chiave è che esistono tecniche e modalità per prevenire, riconoscere e risolvere le crisi, che non possono essere lasciate al caso o all’improvvisazione del momento, pena la sopravvivenza stessa dell’azienda, o nella migliore delle ipotesi, la distruzione dell’immagine verso il cliente. L’enfasi viene posta sul fatto che la prevenzione, gestione e chiusura di una crisi sono eventi che devono essere gestiti managerialmente, e quindi le best practice possono essere apprese e implementate nella corretta sequenza. Come in tutte le attività questo richiede tempo e risorse, da spendere preventivamente; il libro allora risulta essere uno di quegli efficaci richiami (mai troppo ascoltati e mai abbastanza ripetuti) a pensare in avanti, a ricordarsi che nell’attuale successo si possono nascondere i segnali di peggioramenti futuri.

Lavoro & responsabilità - Paolo Pugni

Per tutti coloro che cercano un libro in grado di dare una visione, ecco una lettura ricca. Mentre proliferano i testi sulle best practice operative nate spesso in contesti a noi lontani ed estese poi all'azienda globale, l'autore ci comunica che la best practice universale è la persona. Ma non nel senso della generica e un po' abusata dichiarazione di importanza della risorsa umana e nemmeno in quello della emergente moda di valutazione delle risorse e competenze come intangible asset, bensì proponendo una "terza" via (o forse dovremmo dire "prima"): la persona (capo e collaboratore) e la sua rete di relazioni all'interno dell'azienda. Per chi non ha paura di sentir parlare di leadership associata alla parola umiltà, per chi vuole analizzare una relazione in base a feeling, rispetto, stima, fiducia, sensibilità, per chi non scrolla le spalle sentendo parlare di etica, quest'opera è indispensabile. Le sezioni dedicate all'antropologia del lavoro, il continuo richiamo ai valori religiosi, la ricchezza di esempi e citazioni danno forma ad una lettura piacevole e sorprendente, che oltre a fornire una solida visione offre anche numerosi spunti per metterla in pratica (migliorare dell'1% alla settimana?) ricordando però che va battuta la tentazione di interpretare tutto in modo scientifico, di trovare immediate soluzioni e di poter intervenire sempre senza errori su tutto; perchè questo non è un processo che si improvvisa dalla sera alla mattina. Esemplare.

Le acquisizioni - D. Rankine / P. Howson

Un libro tecnico, minuzioso, completo e costruito come una check list: proprio per questo utile. Il processo di acquisizione viene scomposto passo per passo, dalla ricerca dei candidati, ai negoziati preliminari alla valutazione, negoziazione e accordo finale. Questo è un libro scritto da chi è stato operativamente coinvolto in acquisizioni ed ha distillato gli step da seguire a beneficio di chi li vuole apprendere o di chi vi è impegnato e deve assicurarsi di non aver omesso nulla. Il testo inizia ricordando una "cattiva notizia" e cioè che quasi tutte le acquisizioni falliscono, e questo assunto fa da base al contenuto ed al taglio narrativo: un'acquisizione è un piatto difficile da cucinare, se gli ingredienti non ci sono tutti e nella giusta quantità e qualità il risultato sarà scadente.  Dall'altra parte, emerge chiaro il concetto che l'acquisizione non è solo una sequenza meccanica di passi economico - finanziari - legali, ma il ruolo delle persone, della loro capacità di analisi, della loro pervicacia nell'andare a fondo di motivi e meccanismi delle cose della vita aziendale è sempre un elemento di successo. Utile, rapido, da tirare fuori dal cassetto non appena si sente parlare di acquisizioni, private equity o cambio di proprietà.

Culture d'impresa - Edgar H. Schein

Questo è un libro che parla di cultura aziendale. Lo fa senza vendere soluzioni consulenziali e facendo intendere sin da subito che la cultura è difficile da padroneggiare. A mio avviso la carenza nel gestire la cultura e valutare l'effetto della stessa sulle decisioni aziendali è uno dei grandi limiti di molta parte del management, questo testo aiuta enormemente. Schein dedica metà del libro a descrivere la cultura, troppo spesso confusa e limitata con il solo aspetto relazionale / ambientale; al contrario la cultura è la risposta a problemi di sopravvivenza esterna, di integrazione interna e si basa su alcuni assunti di base profondi, tutti elementi che nessun questionario preconfezionato è in grado di cogliere nella loro interezza. Infatti la cultura si analizza partendo dall'osservazione di artefatti esteriori, dall'analisi dei valori dichiarati fino ad arrivare alla scoperta degli assunti taciti condivisi. E' quindi un fatto complesso che secondo l'autore non va approfondito per velleità conoscitive, bensì a supporto della risoluzione di un problema specifico aziendale di cui bisogna avere coscienza prima di imbarcarsi nell'analisi della cultura e ovviamente della sua modifica (che peraltro è un processo raramente short-term).
Non a caso la seconda parte del libro è proprio l'analisi della cultura aziendale "in azione" con un archetipo narrativo che si basa sull'analisi della stessa a seconda del ciclo di vita dell'azienda e specialmente nel passaggio da una fase all'altra (per esempio da start-up a sviluppo o da maturità ad anzianità). Qui il libro termina. Lo scritto è ricco di esempi, mai banale, scorrevole e ogni paragrafo termina con una sezione denominata "implicazioni pratiche" che rende attuabile (o almeno pensabile) il confronto immediato tra quanto letto e la propria realtà. Pur essendo relativamente breve, poco più di 150 pagine, richiede intensità e concentrazione nella lettura.
Caldamente raccomandato.

Il miracolo cinese - Maria Weber

Il miracolo cinese è un bel libro generalista di poco meno di 200 pagine, che descrive l'evoluzione della storia, politica, cultura ed economia del gigante asiatico. L'autrice si impegna a rifuggire quanto più possibile le facili ma vuote descrizioni basate su numeri roboanti; del resto la Cina ne offre molti, ma per conoscere la crescita del PIL pro-capite o dell'output industriale basta cercare il dato su una delle tante pubblicazioni sul tema, mentre per capire l'evoluzione della cultura maoista, il ruolo del monopartito, la crescita diseguale delle varie regioni e la "politica della porta aperta", le relazioni con Taiwan o la politica del figlio unico, bisogna soffermarsi sui temi trattati da un testo come questo.
La lettura scorre piacevole e, tassello dopo tassello, la Weber aiuta a costruirsi un'immagine più circostanziata di una realtà che è complessa e che non può essere affrontata con numeri o aneddoti, bensì cercando di capire il ruolo di una cultura millenaria e in forte cambiamento; leggendo il libro, a me è rimasto il dubbio di capire quali siano i motivi di tale evoluzione culturale e generazionale, perchè più che una naturale evoluzione dei valori di fondo, mi pare di capire sia  frutto di una pianificazione che il partito cerca di orientare dal centro. Il libro è una lettura "entry level" sulla Cina e, il fatto che generi domande oltre che fornire risposte, è un indicatore della qualità dell'opera.

 

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